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9 febbraio, 1941

By Cristiano D'Adamo

All'inizio di 1941, il governo britannico cercò di favorire la caduta del morale italiano per costringere così la più debole delle potenze dell’Asse ad una pace separata. All’inizio del 1941, dopo il fruttuoso arrivo della Luftwaffe in Italia e l'affondamento dell'incrociatore Southampton, gli inglesi avevano un bisogno disperato di ristabilire il loro controllo sul Mediterraneo. La stessa azione che portò alla distruzione del Southampton, inoltre causò seri danni all'incrociatore Gloucester ed alla portaerei Illustrious.

Forze Britanniche

Comandante Superiore: Sommerville Iachino
Corazzate: Renown, Malaya
Portaerei :Ark Royal
Incrociatori: Sheffield
Cacciatorpediniere: 10

Forze Italiane

Comandante Superiore: Iachino
Corazzate: Vittorio Veneto, Cesare, Doria
Incrociatori Pesanti: Trento, Trieste, Bolzano
Cacciatorpediniere: 10

Gli inglesi studiarono una nuova azione che contemplava il bombardamento di Genova, dove si credeva vi fossero delle corazzate, ferme per lavori. Tuttavia, anche dopo aver accertato che le navi da guerra non erano in porto e che erano invece alla Spezia, si decise di mantenere Genova come obiettivo principale dell’attacco.

Il comando in mare dell’operazione fu assegnato ad Ammiraglio Sommerville, comandante della forza H basata a Gibilterra. L'azione era molto audace, e richiedeva ad una grande forza navale di navigare le 700 miglia tra Gibilterra e la costa Ligure per poi bombardare il porto ed installazioni industriali di Genova.

L'operazione fu programmata per la fine di Gennaio, e la forza H lasciò Gibilterra il 31. Le condizioni atmosferiche arano avverse e quando le navi erano già arrivate vicino alla Sardegna, il comandante fu dissuaso dal continuare l'azione. Nel frattempo, gli aeroplani dell'Ark Royal tentarono, senza successo, di silurare la diga sul fiume di Tirso, in Sardegna.

La forza britannica prese il mare nuovamente il 6 febbraio. L’8, fu avvisata da varie fonti, che la flotta italiana, comprendente la Vittorio Veneto, Cesare e Doria aveva lasciato La Spezia con la scorta di 8 cacciatorpediniere. Più tardi, tre incrociatori dell’VIII Squadra e due altri cacciatorpediniere si congiunsero nella ricerca delle navi italiane.

Inosservata, la forza britannica arrivò vicino a Genova il 9 e cominciò un bombardamento navale intorno alle 8.15 che durò un'ora e 30 minuti.

La Malaya concentrò il fuoco sui bacini, mentre la Renown ed il Sheffield si concentrano sull'area industriale. Lo Sheffield sparò 782 salve, mentre le corazzate spararono 272 colpi da 15 pollici e 400 da 4.5. Quattro navi mercantili ed una nave da addestramento furono affondate, mentre altre 18 furono danneggiate. Gli italiani soffrirono 144 vittime, molte tra la popolazione locale. Gli inglesi persero un Swordfish dell’Ark Royal.

Mentre le forze britanniche stavano lasciando il Tirreno, l’ammiraglio Jachino stava navigando da Sud su una rotta di 330 che lo avrebbe portato in contatto con gli inglesi intorno alle 15:00. Purtroppo, a causa d’istruzioni errate impartite da Supermarina, la forza cambiò rotta in direzione dell’Italia (30 gradi) Gli italiani erano così sicuri dell’imminente battaglia che il Vittorio Veneto aveva i cannoni da 381mm carichi e pronti al fuoco. Così fu persa una grande opportunità specialmente considerando che gli inglesi non erano al corrente della presenza della forza italiana.

La ricognizione aerea fu pressoché inesistente ed avvistamenti erronei causarono ritardi alla flotta italiana. Alle 12.00, un aeroplano italiano avvistò la formazione britannica ma prima che potesse dare la sua posizione, fu abbattuto. Il suo equipaggio fu raccolto più tardi dalla torpediniera Masa ma solamente alle 17.55 fu finalmente dato l'allarme; troppo in ritardo per consentire agli italiani di acciuffare gli inglesi in fuga. Dopo avere dato la caccia ad un convoglio francese scambiato per gli inglesi in ritirata, la flotta italiana ritornò in porto

I danni materiali non furono troppo seri, ma il fatto che la flotta britannica potesse venire alla soglia dell'Italia senza essere intercettata era più che un fastidio. In conclusione, il bombardamento di Genova fu un'umiliazione che ulteriormente destabilizzò il controllo del partito fascista sull'Italia.

Va menzionato che Antonio Trizzino, nel suo libro "Navi e Poltrone" asserisce che la ragione principale dell’azione era nell’intenzione inglese di mandare un messaggio agli spagnoli in vista della riunione tra Mussolini e Franco che doveva tenere a Bordighera l’11 Febbraio.


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