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9 novembre, 1941

di Vince O'Hara

La distruzione del convoglio Duisburg

Le perdite subite dalla Royal Navy nel Mediterraneo Orientale durante l'evacuazione dalla Grecia e da Creta nell’aprile e maggio del 1941 forzarono l’abbandono di Malta da parte delle unità di superficie. Il contingente non fu ricostituito fino al 21 ottobre quando Forza K, composta dall’incrociatore leggero Aurora e Penelope ed i cacciatorpediniere Lance dei Lively al comando del Capitano Agnew, arrivò al Porto Grande di la Valletta. Come con gli attacchi di Mack in aprile, i primi due tentativi di Agnew di intercettare convogli Italiani nelle notti del 25-26 ottobre e del 1-2 novembre andarono a vuoto, ma al terzo tentativo, come Mack, la forza K riuscì nel suo tentativo ma addirittura in un modo più spettacoloso.

Il comando italiano (Supermarina) seppe del ritorno a Malta d’unità di superficie entro un giorno dal loro arrivo ed apprezzò pienamente il pericolo che loro rappresentavano. L’andamento della campagna militare in Africa Settentrionale durante l'autunno del 1941 richiedeva la spedizione di quantità ancora maggiori d’approvvigionamenti. Di conseguenza, un importante convoglio di sette navi, i piroscafi tedeschi Duisburg (7.389 tonnellate) e San Marco (3.113 tonnellate), e le motonavi italiane Maria (6.339 tonnellate), e Rina Corrado (5.180 tonnellate), il piroscafo Sagitta (5.153 tonnellate) e le petroliere Minatitlan (7.599 tonnellate) ed il Conte di Misurata (5.014 tonnellate) si raggruppò a Napoli. Il carico comprendeva 13.290 tonnellate di materiale, 1.579 tonnellate di munizioni, 17.281 tonnellate di combustibile, 389 veicoli, 145 truppe italiane e 78 tedesche.
Supermarina denominò il convoglio "Beta" ed organizzò una scorta alquanto generosa. La scorta diretta consisteva dei cacciatorpediniere Maestrale, al comando del Capitano Ugo Bisciani, Fulmine, Euro, Grecale, Libeccio ed Oriani. La scorta distante includeva l’incrociatore pesante Trieste con a bordo il Contrammiraglio Bruno Brivonesi, ed il Trento con i cacciatorpediniere Granatiere, Fuciliere, Bersagliere ed Alpino. La rotta assegnata al convoglio Beta prevedeva il passaggio ad oriente di Malta per poi continuare verso Tripoli. La dottrina Italiana e l'esperienza già acquisita scandirono che il pericolo principale era un attacco aereo notturno e che un intercettamento da parte d’unità di superficie era impossibile, a meno che la rotta e la velocità del convoglio fossero note al nemico. Inoltre, il comando italiano non aveva ancora apprezzato le capacità del radar.

Gli inglesi vennero a sapere del convoglio attraverso intercettazioni di messaggi radio della Luftwaffe (nota del Webmaster: Santoni smentisce questo fatto). Inoltre, un aereo Maryland di base a Malta fu in grado di scoprire il convoglio nel pomeriggio dell’8. La Forza K lasciò Malta alle 1730 e raggiunse il convoglio alle 0039 del 9 a circa 135 miglia ad est di Siracusa. Il convoglio stava navigando separatamente a 9 nodi in due colonne a circa mezzo miglio di distanza. L'ordine era: a dritta il Duisberg, San Marco ed il Conte Misurata. A sinistra il Minatitlan conduceva il Maria ed il Sagitta mentre il Rinacorrada era più in drietro tra le due colonne. La scorta distante seguì approssimativamente a tre miglia a poppavia sulla dritta alla velocità di 12 nodi. Il Maestrule era alla testa del convoglio mentre il Fulmine, e l’Euro proteggevano il lato di dritta ed il Libeccio e l’Oriani il lato di sinistra ed il Grecale era a poppavia. La forza K era in linea di fila con l’Aurora in testa seguito dal Lance, Penelope e Lively. Dopo che l’Aurora aveva raggiunto il punto di contatto, Agnew manovrò il gruppo ponendolo all’ombra della luna a dritta del convoglio. Durante questa manovra, la scorta Italiana avvistò gli inglesi, ma li identificò erroneamente per il gruppo Trieste.

Una volta in posizione, la Forza K avvalendosi del Radar, aprì il alle 0057 ad una distanza tra i 3.000 e i 5.000 metri. Il brillante chiaro di luna dava un perfetto profilo delle navi italiane il si aggiunse ai vantaggi tattici e tecnologici gli inglesi già goderono. Inquadrato dell'Aurora, il Grecale fu colpito dalle prime tre salve che causarono un'esplosione ed un susseguente incendio che lasciò l’unità nell'acqua. Le iniziali salve del Penelope colpirono il Maestrale. Il Lance inquadrò una delle navi del carico e, dopo avere ottenuto diversi colpi sul bersaglio, ridiresse il fuoco sul Fulmine. Il Lively fu l'ultimo ad aprire fuoco alle 0100 colpendo il Duisberg con la sua prima salva a cui seguirono altre cinque, dopodiché cominciò a far fuoco sull’Euro. Queste salve iniziali furono mortali e l’intera azione fu caratterizzata dal tiro estremamente accurato degli inglesi.

L’Aurora sparò poi sul Maestrale, mentre quest’unità stava facendo fumo e si stava ritirando a sinistra ed in fronte al convoglio. Il comandante ordinò la stessa manovra al Libeccio ed all’Oriani e le unità cominciarono a stendere una cortina di fumo. Bisciani ordinò poi alla scorta di raggrupparsi vicino alla sua unità. Quest’ordine e le manovre approntate dai cacciatorpediniere suggeriscono che lui abbia creduto che l'attacco stava venendo dalla sinistra e non dalla dritta continuando così ad identificare le navi della Forza K quali il Trieste ed il Trento. In ogni modo, dopo avere trasmesso queste istruzioni Bisciani, quando Aurora distrusse l'antenna radio del Maestrale, perse la sua abilità di controllare ulteriormente la battaglia.

L’Euro ed il Fulmine alla dritta del convoglio avevano un migliore apprezzamento della situazione. Loro contrattaccarono gli inglesi, ma il Fulmine fu colpito rapidamente e ripetutamente prima dal Lance e poi dal Penelope. L’unità rispose al fuoco solamente per un breve tempo, poi si capovolse ed affondò alle 0106, solo nove minuti dall’inizio dell'azione. L’Euro, al comandò di Cigala Fulgosi e famoso per la difesa di un convoglio nelle acque di Creta, si avvicinò con il Sagittario a circa 1.900 metri dalle unità inglesi senza ricevere nessun danno. Cigala-Fulgosi era in perfetta posizione per lanciare i siluri quando, a causa delle istruzioni ricevute dal Maestrale, dubitò che stesse attaccando i suoi propri incrociatori. L’Euro cambiò corso, ma si rese conto del suo errore quanto prima; inizialmente il Lively e poi l’Aurora ed il Penelope cominciarono ad aprire il fuoco. L’Euro fu colpito sei volte, ma le granate da 6" passarono attraverso il sottile scafo senza provocare nessun danno notevole.

Quando l'azione cominciò, il gruppo Trieste era a circa 5.000 metri sul lato destro (il lato di Malta) del convoglio. Questi apparse all’orizzonte aumentando la velocità a circa 24 nodi e mentre gli inglesi si stavano allontanando, raggiunsero la testa del convoglio per poi circolarlo ad una velocità di circa 20 nodi. Gli incrociatori italiani non furono lenti nell'impegnare gli inglesi, aprendo fuoco alle 0103 a circa 7000 metri, ma la loro posizione era cattiva e rapidamente divenne peggiore. Gli inglesi tennero, senza volerlo, il convoglio tra loro e gli incrociatori pesanti italiani. Il Trieste ed il Trento spararono 207 granate da 8" e 82 granate da 3.9", ma alle 0125, quando gli inglesi erano fuori portata, cessarono il fuoco. Gli inglese, da parte loro, presunsero che queste unità fossero altri cacciatorpediniere e l’Aurora ritornò il fuoco con I cannoni da 4", ma la distanza era troppo grande per questo tiro di essere effettivo.

Le navi nel convoglio, credendo che l’attacco fosse stato portato dal cielo, non presero nessuna manovra evasiva. Alle 0110 Agnew circumnavigò la testa del convoglio per poi risalire sul lato sinistro a circa 1.800 metri, aprendo il fuoco con il cannone e siluri. Gli inglesi furono piuttosto sbalorditi dal modo in cui le navi del carico serenamente continuarono sul loro corso, quasi aspettando la loro svolta per essere affondato.
Il Libeccio e l’Oriani con il Maestrale e l’Euro si ritirarono a circa dieci miglia ad est del convoglio per riorganizzarsi. Da qui lanciarono un attacco coordinato sparando salve, ma rifiutando di usare il siluro per il timore di colpire navi amiche oltre a quelle inglesi. È interessante paragonare questa riluttanza Italiana con l'azione giapponese nella Battaglia dello Stretto di Sunda dove i giapponesi non esitarono a riempire l’acqua con siluri destinati alle navi da guerra Alleate che stavano attaccando il convoglio, affondando di conseguenza quattro delle loro navi da trasporto

I quattro cacciatorpediniere guidati dal Maestrale continuarono a fare fumo e periodicamente impegnarono il nemico appena questi entrava in vista, ma loro non riuscirono a sfidare gli inglesi seriamente e soffrirono solamente danni minori al Libeccio. Nel frattempo, il gruppo Trento continuò a navigare nella direzione opposta alla dritta del convoglio. In pratica, gli incrociatori pesanti italiani e la Forza si scambiarono posizione, con il gruppo Trento a sud ovest del convoglio e gli inglesi a nord est. Agnew ordinò il cessate il fuoco alle 0140 e gli inglesi passarono a poppavia di quello che rimaneva del convoglio. Dato che nessun nuovo obbiettivo fu identificato e considerando la scarsità di munizioni da 6" (il Penelope, per esempio, sparò 259 granate da 6"), alle 0205 il gruppo fece rotta per Malta.

La forza K era stata in grado di affondare tutte le navi da carico, le petroliere ed un cacciatorpediniere Italiano, in aggiunta a danneggiarne altri tre. Anche se gli inglesi riportarono che in molte occasioni evitarono siluri, i resoconti italiani negano che qualsiasi cacciatorpediniere usò quest’arma. L'unico danno sofferto dagli inglesi fu causato da scheggia sul Lively. Lo scoppio di un colpo in aria, oltre a salve cadute molto vicino, causarono la foratura del fumaiolo e la rottura del tubo del vapore della sirena. In aggiunta alla miseria Italiana già subita, il giorno seguente alle 1048 il sottomarino britannico Upholder silurò il Libeccio mentre era impegnato in operazioni di soccorso. L’Euro tentò di rimorchiare la nave colpita, ma poco dopo il Libeccio si divise in due tronconi ed affondò.
Questa battaglia fu una delle vittorie più complete dagli inglesi durante la guerra. Anche se con armamenti inferiori alla scorta Italiana, prendendosi vantaggio di una tecnologia e dottrina superiore e di una buona dose di fortuna e sorpresa, gli inglesi ottennero una mirabile vittoria. Brivonesi e Bisciani, furono rimossi dal comando, anche se più tardi Brivonesi tornò a comandare.

Ref: 08/09 Nov 41.R&H 97, B 132-133, Ireland 103, Grove 57-59, Smith/Walker 46, Bekker 238-240, S196-197. Greene196-196

Testo copyright Vince O'Hara, 2000

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