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Tipo 600

di Cristiano D'Adamo


Per capire la genesi della classe “600”, si devono analizzare le due conferenze per il disarmamento di Washington e Londra. La conferenza di Washington del 1921 riuscì a limitare la crescita delle flotte di superficie delle maggiori potenze navali, ma fallì nel regolamentare la guerra sottomarina. Questa deficienza fu rimediata dalla Conferenza di Londra del 1930, ma le varie potenze navali furono solo in grado di definire una fittizia classificazione tra sommergibili “costieri” (o di piccolo tonnellaggio) e sommergibili “oceanici”. I primi avrebbero dovuto avere un limite di 600 t.s.l., mentre i secondi non potevano eccedere le 2.000 t.s.l.

La Germania dimostrò che anche sommergibili più piccoli potevano essere usati negli oceani e quasi tutte le marine compresero che sommergibili di grande stazza avevano un uso molto limitato. La classe “600” fu la risposta italiana a queste nuove regole che concedevano ad una potenza navale l’opportunità di costruire un numero illimitato di sommergibili costieri, battelli questi ben adatti al Mediterraneo.

La maggior parte dei progetti dei sommergibili della Regia Marina fu opera di due illustri ufficiali del Genio Navale: Cavallini e Bernardis. Quest’ultimo, disegnatore di sommergibili sin dalla prima guerra mondiale, fu chiamato per il progetto del nuovo sommergibile costiero della classe “Squalo” da cui si può dire che si sviluppò la classe “600”. Questa fu la classe più numerosa di sommergibili italiani, con ben 59 unità costruite, e, probabilmente, una delle più riuscite. I “600” furono prodotti in cinque serie che non differirono di molto tra loro, ma che dimostrarono una lenta e progressiva evoluzione dei battelli, sempre nei limiti imposti dalla guerra alla cantieristica italiana. Le cinque serie vennero nominate “Argonauta” (dal primo battello della serie), “Sirena”, “Perla”, “Adua”, ed in fine “Platino” o “Metalli”. Questi battelli furono costruiti da vari cantieri e differivano solamente in pochi particolari. La seconda serie, “Sirena”, fu impostata ancor prima che la prima fosse completata e collaudata in condizioni operative; l’azzardo fu ripagato dai risultati. Infatti, questi battelli, ebbero ottime qualità.

Nota: la serie "Platino" e' anche conosciuta come "Acciao" o "Metalli", mentre gli "Adua" vengono anche detti "Africani".
La serie "Adua" include tre battelli costruiti per conto del Brasile: "Tupy", "Tamoyo", e "Tymbira"

Edizione italiana a cura di Francesco Cestra

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