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Marconi

by Cristiano D'Adamo


Nel periodo tra le due guerre, i sommergibili italiani erano stati sviluppati sulla base di tre distinti progetti: Ansaldo (O.T.O. e C.R.D.A.), Cavallini e Bernardis. Mentre il primo era di origine civile, gli altri due erano il frutto degli studi degli ingegneri del genio navale. Il "Fieramosca" e la classe "Pisani" furono i primi prodotti della serie di progetti basati sul concetto Bernardis per un battello a semplice scafo con o senza controcarena. Il "Fieramosca", costruito dai cantieri Tosi di Taranto nel periodo1926/1931, fu inizialmente equipaggiato con un hangar per ospitare un idrovolante. Questo progetto si potrebbe definire in parte sperimentale dato che durante la costruzione vi furono molte varianti rispetto al progetto originale.

Nonostante le imperfezioni tecniche del progetto Bernardis, la Marina passò dalla fase sperimentale del "Fieramosca" alla produzione, nel 1928, della classe "Bandiera" quale diretta derivazione, con alcune modifiche, della classe "Pisani". Nel periodo 1935 - 1940, la Marina introdusse otto nuove serie, tra cui la classe "Marconi". Questa classe era un'evoluzione della classe "Marcello", che a sua volta derivava dalla classe "Glauco". Con l'aumento del 10% del dislocamento, la classe "Marconi" aveva un raggio d'azione superiore del 16% rispetto alla classe precedente. Durante le modifiche apportate a Bordeaux nel periodo 1941-42, l'autonomia fu ulteriormente aumentata, riducendo però la riserva di spinta a livelli pericolosi.

Come si può facilmente intuire, la cantieristica militare italiana, specialmente nel settore sommergibili, soffriva delle conseguenze dovute alla cattiva pianificazione ed alla mancanza di standardizzazione. Infatti, mentre i cantieri navali tedeschi erano in grado di produrre battelli simili e con parti largamente intercambiabili, i battelli italiani usavano parti spesso strettamente specifiche alla classe, ed una classe frequentemente includeva soltanto pochi esemplari.

I sei battelli della classe "Marconi" dimostrarono buone qualità nautiche e facilità d'impiego, soprattutto dopo l'alleggerimento raggiunto con riduzione in dimensioni dell'appariscente torretta. Durante questi lavori, le camicie dei periscopi furono notevolmente ribassate riducendo così il profilo del battello. Durante la sua vita operativa, il "Da Vinci" soffrì di varie avarie che lo costrinsero spesso a rientrare in porto. Nessuno di questi sommergibili sopravisse agli eventi bellici, ma sicuramente si dimostrarono tra i migliori battelli prodotti dall'Italia, con il Leonardo Da Vinci battello italiano con il primato degli affondamenti. In Atlantico, i sei battelli della classe "Marconi" affondarono 38 navi mercantili, per un totale di 216.227 t.s.l. e danneggiarono altre 17 navi per un totale di 116.686 t.s.l.

(selezionate il disegno per una versione allargata)
Dei sei battelli, cinque andarono perduti in Atlantico, mentre il Torelli, trasformato in sommergibile da trasporto, fu sorpreso dagli eventi armistiziali a Singapore. Ceduto dai giapponesi ai tedeschi fu rinominato U.IT.25, ed alla resa della Germania nel maggio del 1945 fu reintegrato nella marina Giapponese con la sigla I 504. Alla resa del Giappone, il "Torelli" fu catturato dagli americani che eventualmente lo affondarono al largo di Kobe nel 1946.

Il "Leonardo Da Vinci" fu costruito dalla CRDA di Monfalcone che costruì anche il "Guglielmo Marconi"; gli altri quattro battelli, il "Maggiore Baracca", "Michele Bianchi", "Alessando Malaspina" e "Luigi Torelli", furono completati dalla O.T.O. di La Spezia.


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