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La Battaglia di Punta Stilo

di Cristiano D'Adamo


Nella sua storia quasi ufficiale della Royal Navy nella 2a G.M. il C.V. S.W. Roskill scrisse " Questa azione al largo della Calabria, così come venne chiamata, ebbe conseguenze ben maggiori dei danni inflitti al molto più potente nemico perché stabilì la nostra ascendenza morale sulla Marina Italiana...". La battaglia di Punta Stilo (1), come si dovrebbe più opportunamente chiamare questo scontro, vide la più gran concentrazione d’armamenti navali durante tutto il conflitto nel Mediterraneo ed è uno degli episodi più discussi della guerra tra la Royal Navy e la Regia Marina.


R.N. Giulio Cesare.

All fine della battaglia, entrambi le parti immediatamente dichiararono vittoria e lo scontro si trasferì dalle acque dello Jonio ai bollettini di guerra ed annunci radio, ovviamente largamente falsificati. In verità, l’ascendenza morale vantata dal Roskill, ed altri autori a seguire, fu in realtà il risultato di un’ottima campagna propagandistica orchestrata da Londra. Una lettura più attenta dei documenti storici riproduce una realtà alquanto differente, ma alla fine si può concludere che la battaglia di Punta Stilo fu uno scontro pari. Questa battaglia va classificata come scontro consensuale, ma accidentale. Consensuale perché entrambe i comandanti superiori in mare decisero di dare battaglia dopo che la loro missione principale, la scorta dei convogli, si era conclusa o, nel caso degli inglesi, posposta. Accidentale perché, come appena detto, la missione principale era la scorta convogli e non la battaglia in se. Va notato che all’inizio della battaglia gli italiani avevano già completato con successo la loro missione di scorta mentre i britannici l’avevano rimandata e non la completeranno fino a dopo la fine dello scontro. Infine, Punta Stilo va decretata come vera e propria battaglia a causa delle forze navali involte; ben cinque corazzate ed una portaerei. Dare a Punta Stilo la semplice etichetta di uno "scontro", solamente perché le perdite furono minime, screditerebbe la tenacia delle due flotte e particolarmente il loro livello operativo e abilità marinaresca. Questa fu una battaglia d’eccellenza, quella combattuta così tante volte nelle aule delle Accademie Navali di tutto il mondo. La battaglia corroborò, e sotto alcuni aspetti demistificò, molte teorie e dottrine navali, specialmente nella Royal Navy, fino al punto di cambiare in modo sostanziale gli schemi di battaglia. Soffermandosi solamente sui documenti dell’Ammiraglio Cunningham, si scopre come questo fantastico comandante, immediatamente dopo la battaglia, suggerì un diverso uso delle corazzate e richiese l’immediato trasferimento d’incrociatori antiaerei e portaerei nel Mediterraneo. La battaglia fu il risultato di due operazioni di scorta convogli. La Royal Navy si stava preparando per la difesa di due convogli, uno da ed uno per Malta. La Regia Marina era in mare per dare la scorta ad un convoglio diretto a Bengasi, in Libia. Il convoglio italiano includeva i piroscafi Esperia, Calitea, Pisani, Foscarini e Barbaro con un totale di 2.190 uomini, 232 autoveicoli e carri armati, 10.445 tonnellate di approvvigionamenti e 5.720 tonnellate di carburanti e lubrificanti. Questo era il primo convoglio mercantile italiano diretto in Libia dall’inizio delle ostilità. L’improvvisa dichiarazione di guerra aveva lasciato le forze armate in Africa Settentrionale completamente impreparate. Il convoglio avrebbe dovuto trasportare personale, materiale e armamento urgentemente richiesto dal Raz Italo Balbo L’azione britannica, denominata M.A.5, era invece stata concepita con lo scopo di completare il duplice passaggio di due convogli; MF e MS. Il primo includeva tre piroscafi ad una velocità di 13 nodi, mentre il secondo avrebbe incluso quattro piroscafi alla velocità di soli 9 nodi. Parte dei piani britannici includeva anche la possibilità di confrontarsi con la flotta Italiana in uno scontro diretto "se la possibilità si presentasse...". I convogli sarebbero stati scortati da tre gruppi diversi. Forza A, con la 7° Divisione dell’Amm. Towey (5 incrociatori, Gloucester, Liverpool, Neptune, Orion, Sydney ed un cacciatorpediniere), forza B dell’Amm. Cunningham (corazzata Warspite e 5 cacciatorpediniere; Nubian, Mohawk, Hero, Herewad,Decoy) e la forza C, al comando dell’Amm Pridham-Wippel. (due corazzate, Royal Soveregn e Malaya, una portaerei, Eagle e 10 (2) cacciatorpediniere; Hyperion, Hostile, Hasty, Dainty, Defender, Juno, Janus, Stuart, Vampire, Voyager). -------------------------------------------------------------------------------- (1) Originariamente detta la Battaglia dello Jonio, pare che il nome sia stato cambiato da Mussolini per dare al tutto un maggior effetto propagandistico. (2) l'undicesima dovette rientrare alla base

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