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Battaglia di Capo Teulada

di Cristiano D'Adamo


A seguito del ben riuscito attacco contro la base navale italiana a Taranto, l'Ammiragliato britannico cominciò a studiare uno spostamento di forze navali ed il passaggio di un convoglio attraverso il Mediterraneo. Londra inoltrò varie proposte ad Alessandria e Gibilterra e, dopo alcuni compromessi, fu finalmente deciso di proseguire con l’operazione che avrebbe consentito questi scambi denominandola M.B.9


R.N. Trento.

L’Ammiraglio Pond autorizzò il rimpatrio in Inghilterra della corazzata Renown ed dell’incrociatore Berwick attraverso lo Stretto di Sicilia come parte di M.B.9 che, allo stesso tempo, prevedeva un complesso movimento di navi mercantili e navi da guerra similmente alla precedente operazione denominata M.B.8

Il 17 novembre, dopo l’attacco inglese a Taranto, la flotta italiano intraprese una sortita con le due rimanenti corazzate, la Vittorio Veneto e la Giulio Cesare. Malgrado la flotta avesse raggiunto la punta meridionale della Sardegna, per poi continuare fino a Capo Bon, venne a mancare il contatto con gli inglesi i quali erano impegnati nella consegna di nuovi aeroplani destinati a Malta. Gli inglesi, malgrado le asserzioni del primo ministro Winston Churcill al parlamento inglese, dovettero rivalutare quella che era stata creduta “una completa distruzione” delle corazzate italiane durante la notte di Taranto.

Il convoglio da Gibilterra sarebbe stato scortato dalla Forza H che includeva l'incrociatore da battaglia Renown, la portaerei Ark Royal, gli incrociatori leggeri Sheffield e Despatch ed i cacciatorpedinieri Faulnor, Firedrake, Furia, Guardaboschi, Duncan, Wishart, Encounter , Kelvin e Jaguar. In questo gruppo mancava la corazzata Royal Sovereign perché in riparazione a Gibilterra.

La forza H era al comando dell’Ammiraglio Sommerville il quale era bene consapevole della minaccia rappresentata dalla Regia Marina. Questa paura era bene fondata; il 16 novembre, durante l'operazione “white” Sommerville perse molti aerei a causa sia per cattiva navigazione che per la presenza della Flotta italiana . Dopo avere ricevuto segnalazione della presenza della Marina Italiana in mare, Sommerville invertì rapidamente la rotta e ritornò a Gibilterra. Non c'era stato contatto, ma la sola presenza delle Forze Italiane aveva raggiunto l’effetto desiderato. Ciononostante, i timori di Sommerville fecero sì che durante l'operazione successiva si ottenne il supporto coordinato delle flotte di base a Gibilterra ed Alessandria creando così una operazione alquanto complessa.


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