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di Andrea Piccinotti


All'entrata in guerra, la Regia Marina dovette subito concentrare le sue maggiori attenzioni sulla difesa del traffico destinato alla Libia, cosa che fece molto meglio di quanto si crede, ed in pratica in tutto il 1940 non vi fu una missione offensiva da parte delle nostre navi. Nell'estate del 1941 fu redatta un primo studio, denominato operazione BA, che prevedeva un'incursione di forze leggere per sorprendere unità da guerra inglesi che effettuavano la sorveglianza del traffico costiero tra le Baleari e Cartagena. Infatti, dopo l'inizio dell'invasione tedesca in Russia, i cacciatorpediniere di base a Gibilterra avevano intensificato le missioni di pattugliamento nelle acque spagnole alla ricerca di eventuali carichi di contrabbando nei confronti dei mercantili neutrali spagnoli, francesi, svizzeri e turchi. Bisogna far notare come per gli inglesi era carico di guerra di contrabbando qualsiasi cosa che era destinata all'Italia o alla Germania (perfino i medicinali!). Lo studio delle abitudini operative del nemico, e la tendenza inglese ad agire con due sole sezioni di caccia senza l'appoggio di nessun incrociatore, spinse i vertici operativi di Supermarina (appena rinnovati: il 15 luglio 1941 quando l'Amm. Campioni era stato sostituito dal giovane e stimato Amm. Sansonetti ) a concepire subito un primo schema operativo.

Per ovviare al modesto raggio di azione dei caccia, circa 800 miglia a 20 nodi, l'Ufficio Piani decise di far concentrare la forza d'attacco a La Maddalena; la formazione italiana, composta di due incrociatori leggeri classe Colleoni e quattro cacciatorpediniere, sarebbe salpata alle ore 11 del giorno X, approfittando della scarsissima attività di ricognizione inglese in quella zona, per giungere così alle prime ore del giorno dopo nella zona compresa tra Cartagena e Minorca. L'operazione di rastrellamento vero e proprio sarebbe durata dalle ore 8 alle 15, dopo di che le navi avrebbero incominciato la navigazione di rientro. In tutto, le navi avrebbero navigato per 44 ore percorrendo a 18 nodi 800 miglia circa, lasciando così a disposizione del comandante superiore in mare almeno un'ora di navigazione a tutta forza in caso di incontro con il nemico. Il consumo di nafta sarebbe stato di circa 1650 tonnellate a cui si doveva aggiungere quella bruciata per trasferire a La Maddalena la forza d'attacco e per ridislocarla, ad operazione finita, nelle normali basi di assegnazione.

Appariva inoltre indispensabile raccogliere ulteriori informazioni circa le cadenze con cui gli inglesi effettuavano i pattugliamenti costieri per non bruciare inutilmente nafta in una missione a vuoto che, seppur politicamente utile, non era al momento proponibile. Inoltre, le missioni di esplorazione aerea doveva essere intensificata a partire dal giorno X-1 fino al giorno X+1. Intanto gli inglesi dal giugno del 1941 avevano cominciato periodicamente ad inviare formazioni navali composte da due portaerei e scortate da una nave da battaglia per il lancio di aerei da caccia verso Malta. Questi rese ancora più pressante la necessità avere una certa sicurezza circa le intenzioni del nemico prima di iniziare la missione. In un successivo studio si mise in considerazione come fosse più conveniente utilizzare due incrociatori più moderni in luogo dei veloci ma poco protetti Colleoni; infatti, sin dal 1939, ci si era resi conto come queste unità non potessero reggere il confronto con gli incrociatori nemici e si era pensato di utilizzarli in altri ruoli.

Lo sviluppo di quest'operazione si fermò però qui per svariati motivi: in primo luogo non era possibile sapere con certezza quando i cacciatorpediniere inglesi avrebbero intrapreso una missione di pattugliamento, in secondo luogo vi era un crescente utilizzo di tutti gli incrociatori leggeri in missioni di scorta al traffico con la Libia.


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