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MAS, VAS e MS

di Pierluigi Malvezzi


Le origini

La fine della Grande Guerra vide la Regia Marina uscirne con una nuova arma, quella dei MAS, che le aveva dato i suoi successi più eclatanti, come l'affondamento delle corazzate SZENT ISTVAN e WIEN da parte rispettivamente dei MAS 15 e 9. Al termine del conflitto erano stati ordinati ben 422 MAS, di questi 244 erano già in servizio, altri sarebbero stati completati nel primo dopoguerra, molti furono cancellati o venduti a privati e completati come battelli civili.

Fra le due guerre

Il termine della guerra non interruppe però lo sviluppo di questo mezzo bellico che si era rivelato così efficace; vennero sperimentati vari prototipi, con soluzioni propulsive di vario tipo, che portarono finalmente al raggiungimento delle tanto sospirate alte velocità di attacco (i MAS della Grande guerra, in generale, restavano abbondantemente al di sotto dei 30 nodi di velocità massima); l'impostazione generale, però, restava quella dei MAS della prima guerra mondiale. Fu nel 1931/32 che il cantiere Baglietto, sfruttando l'esperienza acquisita con la realizzazione nel 1926 di una unità per la Marina Francese in collaborazione con i cantieri "Loire", realizzò un prototipo che compendiava in sé il meglio delle esperienze effettuate fino a quel momento: il MAS-431. Propulso da due motori FIAT a benzina per 1500 cavalli complessivi e dotato di carena a spigolo con un gradino ("rédan"), l'unità raggiunse alle prove circa 45 nodi di velocità massima in acque tranquille, con un'eccellente manovrabilità ed una buona tenuta al mare e robustezza.

Un altro prototipo costruito nella seconda metà degli anni '30, ma che non diede risultati soddisfacenti, era lo STEFANO TURR. Si trattava di un grosso battello di oltre 60 tonnellate di dislocamento che, oltre alle dimensioni notevolmente superiori a quelle dei MAS dell'epoca, aveva la particolarità di avere quattro motori diesel veloci, anziché a benzina: era un esperimento volto a risolvere i problemi che l'infiammabile benzina poteva creare nel caso, ad esempio, di colpi a bordo dell'unità. Purtroppo i motori FIAT imbarcati non diedero mai risultati soddisfacenti in termini di affidabilità, tanto che l'unità, che per l'insieme delle sue caratteristiche precorreva di parecchi anni le migliori motosiluranti realizzate durante la guerra dai tedeschi, venne radiata a demolita nel 1941.

Fallito questo esperimento, e dato che la situazione internazionale cominciava a deteriorarsi vistosamente, la Regia Marina scelse di puntare decisamente sui MAS derivati dal prototipo Baglietto. Dal 1936 al 1941 vennero costruite quattro serie successive di MAS derivati dal 431, la prima di 26 unità, la seconda di 25, la terza di 14 e la quarta di 11. Le caratteristiche di base di questi 76 MAS non variavano sensibilmente fra le varie serie: dislocamento di 23/30 tonnellate, motori gli ottimi Isotta Fraschini Asso 1000 nelle varie versioni, potenza di 2000/2300 HP con una velocità massima intorno ai 40/42 nodi a pieno carico, due lanciasiluri da 450 millimetri, armamento antiaereo costituito da una/due mitragliere di calibro dal 13,2 al 20 millimetri.

La guerra

L'impiego bellico dei MAS mise in luce tuttavia alcuni difetti causati principalmente dalla ricerca a tutti i costi di una velocità massima molto elevata. Il prezzo pagato era quello di una tenuta al mare non del tutto soddisfacente nel caso di condizioni di mare non ideali; ciò a causa da un lato dell'eccessiva leggerezza della costruzione, dall'altro del tipo di carena a spigolo con gradino adottata, che si era rivelata idonea al raggiungimento di velocità molto elevate, ma a scapito di una buona tenuta al mare. Di fatto i MAS incontravano notevoli difficoltà ad operare nel caso di mare mosso o agitato, con grave rischio anche per l'incolumità degli equipaggi.

Mentre si studiavano le possibili soluzioni del problema nell'aprile 1941, la cattura di quel che restava della flotta iugoslava, fornì la soluzione su un piatto d'argento. Oltre al resto, vennero catturate nel porto di Cattaro, sei motosiluranti di costruzione tedesca dello stesso tipo delle S 1, costruite dal cantiere Lurssen. Queste unità, di circa 65 tonnellate, si rivelarono subito rispondenti ai requisiti della Regia Marina; infatti le loro forme di carena consentivano di mantenere velocità elevate anche in condizioni di mare non propriamente ideali. Venne quindi dato l'incarico, ai cantieri CRDA di Monfalcone, di rilevare i piani di costruzione delle unità e derivarne un nuovo progetto italiano di motosilurante.

In questo modo nacque la motosilurante "CRDA 60 t." che riproduceva, con minime modifiche, il modello originale tedesco. Il tipo venne subito riprodotto in una prima serie di 18 unità, che entrarono in servizio a partire dall'aprile del 1942; a questa fece seguito una seconda serie di altrettante, di cui l'ultima non venne consegnata a causa dell'armistizio dell'otto settembre. Le motosiluranti di questo tipo, per quanto ispirate da un modello tedesco all'epoca ormai superato, si rivelarono molto più adatte dei MAS alle lunghe missioni di pattugliamento nel Mediterraneo: meno veloci, ma sicuramente con una migliore tenuta al mare e, a causa delle maggiori dimensioni, più comode, meglio armate e con una maggiore autonomia.

Sullo stesso scafo delle motosiluranti ex-tedesche, venne anche realizzata una piccola unità per il pattugliamento antisommergibile e la scorta costiera, la "Vedetta Anti Sommergibile" o VAS. Dotata di minore velocità rispetto alla motosilurante, ma con un potente (per le sue dimensioni) armamento antisommergibile, la VAS venne costruita in 45 esemplari (su 48 ordinati) a partire dal 1942. In seguito ne fu studiata e realizzata in sei esemplari (sui dodici ordinati) una nuova versione, più grande e con un dislocamento sulle 90 tonnellate, contro le 68/70 della prima serie.

Furono queste le ultime unità leggere messe in servizio dalla Regia Marina nella seconda guerra mondiale. Ma i programmi 1943 e 1944 prevedevano la costruzione di parecchie altre unità: 44 motosiluranti del tipo "CRDA 60 t." in due serie successive, 30 MAS, 9 unità derivate dalle motosiluranti tedesche del tipo S-26. Alcune fra queste unità dovevano essere completate come motocannoniere, sostituendo i siluri con mitragliere da 37/54 e impianti quadrupli da 20, per contrastare al meglio le unità veloci angloamericane che imbarcavano un armamento in genere superiore alle nostre unità. Oltre a queste unità erano previste altre due serie di VAS: 12 ordinate a cantieri italiani ed altrettante da costruirsi in cantieri della Francia occupata; tutte queste unità appartenevano al tipo da 90 tonnellate.

I successi

I successi conseguiti dai MAS e dalle motosiluranti italiani durante gli anni di guerra furono notevoli. Oltre all'affondamento di numeroso naviglio mercantile, si deve ricordare la più grande nave da guerra affondata da una motosilurante nel periodo 1939/45: l'incrociatore leggero inglese MANCHESTER (leggero, ma da 11.650 tonn. a p.c.), affondato durante la Battaglia di Mezzo Agosto dalle motosiluranti 16 e 22. Citiamo inoltre l'affondamento del cacciatorpediniere inglese LIGHTNING (coste algerine, 12 marzo 1943) e del sommergibile russo EQUOKA (Mar Nero, 19 giugno 1942) e i gravi danneggiamenti dei due incrociatori CAPETOWN inglese (da parte del MAS 213 l'8 aprile del 1941) e MOLOTOV russo (MAS 568 e 573 il 3 agosto 1942).




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