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Battelli

di Cristiano D'Adamo


Il Reginaldo Giuliani era uno dei quattro sommergibili della classe "Liuzzi" del tipo "Cavallini". Impostato il 12 marzo 1939 è stato varato il 2 dicembre dello stesso anno ed è entrato in servizio il 2 febbraio del 1940, pochi mesi prima dell'inizio del conflitto. Come tutte i battelli della stessa classe, è stato costruito dai cantieri Tosi di Taranto ed è considerato un sommergibile oceanico in grado di crociere di lungo raggio. Anche se certificato per soli 100 metri di profondità massima, la vita operativa indicò una maggiore capacità di immersione, ma anche una vulnerabilità generale ai mari agitati e avverse condizioni atmosferiche in genere.

Al sommergibile fu dato il nome di un cappellano militare che combatte nella prima guerra mondiale e in seguito partecipò all'occupazione di Fiume con D'Annunzio e la guerra d’Etiopia. Giuliani morì nella battaglia del Passo Uarieu nel gennaio 1934 e divenne in seguito un eroe nazionale fascista.

Non vi è alcuna documentazione circa l'attività addestrativa del Giuliani durante il breve periodo tra la consegna alla Marina e l’impiego operativo. All'inizio del conflitto, nel giugno 1940, il battello fu assegnato ad una delle linee di pattugliamento mantenute dai sommergibili. In quella a sud di Gaudo furono impiegate quattro battelli il Salpa, il Bagnolini, il Tarantini, ed il Giuliani - posizionati a circa 20 chilometri di distanza l’uno dall’altro. Dei quattro sommergibili, solamente il piccolo Salpa non riuscì ad intercettare traffico ed rietrò alla base il 16 giugno. La notte del 12, il Giuliani, al comando del T.V. Bruno Zelik, avvistò un’unità leggera molto vicino e quasi a prua costringendo un disimpegno veloce attraverso una immersione rapida. Il Bagnolini, invece, fu più fortunato e la stessa notte non troppo lontano affondò l’ incrociatore britannico Calypso.

A luglio il Giuliani, con il Bagnolini e il Toti, fu inviato di nuovo a sud di Gaudo in una zona più vicina a Derna (Libia), per un pattugliamento dal 15 al 24 a cui il Toti partecipò solamente dopo il 19 luglio. Dopo una pattugliamento tranquillo, la mattina del 27 il comandante Zelik avvistò un sommergibile di grandi dimensioni a circa 25 miglia da Capo S. Maria di Leuca. Insicuro circa identità del battello e temendo che potesse essere il Bragadin, che era anch’esso di ritorno alla base, il capitano si ritirò ordinando l’immersione non appena l’equipaggio aveva avvistato l’onda di un siluro lanciato dall’unità nemica.

Alla fine di questa missione il battello ricevette l'ordine di trasferimento in Atlantico per aggregarsi alla uova base sommergibili di Bordeaux. Con il comando trasferito al C.C. Renato d'Elia, il Giuliani salpò da Trapani il 29 agosto per poi attraversare lo Stretto di Gibilterra il 10. La traversata, in gran parte completata in immersione, non presentò alcun ostacolo, se non il forte vento e mare agitato. Una volta in Atlantico, il battello fu assegnato a una zona di pattugliamento a sud di Madera, mentre gli altri sommergibili – l’Emo e il Faà di Bruno - furono posizionati più a nord. Durante questa perlustrazione, che durò dal 14 settembre fino al 30, il Giuliani incontrò solamente un mercantile armato di nazionalità sconosciuta, che fu attaccato con il cannone ad una grande distanza. L'attacco doveva essere interrotto a causa di un malfunzionamento dell'arma.

All'inizio di ottobre, mentre in navigazione verso la nuova base e una volta raggiunta la foce della Gironda, la Giuliani si aggregò al Baracca per completare l'approccio finale quando un sommergibile nemico lancio tre siluri che fortunatamente mancarono il bersaglio. Questa era la seconda volta che il Giuliani era stato attaccato da un altro sommergibile. Alla fine, la perdita del battello fu causata da un attacco da parte di un sommergibile. Nelle settimane successive vari sommergibili lasciarono Bordeaux, e tra loro il Giuliani, per completare missioni addestrative di breve durata.

Tra il 11 e il 22 novembre, quattro unità furono inviate in perlustrazione tra i 15 00 e 20 00 W e 55 20 e 53 20 N, ad ovest della zona di pattugliamento mantenuta dai tedeschi. Questo gruppo fu denominato "Giuliani", dal nome del capogruppo ed includeva il Tarantini, Torelli e Argo. Dopo aver lasciato Bordeaux il giorno 11, il Giuliani raggiunse l'area di perlustrazione assegnatagli il 24 avvistando in zona un incrociatore ausiliario che fu evitato ricorrendo all’immersione. Successivamente, l'imbarcazione cominciò a manifestare una serie di guasti meccanici che, a volte, misero a repentaglio non solo la missione ma il battello stesso. Prima il cappello di uno dei tubi lanciasiluri rimase bloccato, poi i controlli prodieri si bloccarono completamente, mentre quelli posteriori dovettero essere trasferiti ad operazioni manuali.

Il 29 novembre, durante il tentativo di riparare i macchinari danneggiati, il Giuliani avvistò tre navi che non potevano essere attaccate in superficie a causa delle avverse condizioni metereologiche. Inoltre, con i controlli prodieri non in grado di essere abbattuti, la navigazione in acque agitate avrebbe potuto seriamente danneggiare lo scafo causando forti deformazioni. Dopo aver valutato l'impossibilità di effettuare ulteriori interventi di riparazione in mare, il Giuliani iniziò il viaggio di ritorno alla base che, il 4 dicembre, fu interrotta dalla avvistamento di un idrovolante britannico del tipo Sunderland. La sommergibile si immerse cercando rifugio sott’acqua, ma il malfunzionamento dei controlli prodieri - I timoni prodieri erano usati per controllare la profondità - , e le lente operazioni manuali dei controlli poppieri, causarono la perdita del controllo raggiungendo la profondità di 135 metri. Eppure, nonostante questa profondità era di gran lunga superiore alla profondità massima consentita, non ci furono danni. Alla fine, il Giuliani raggiunse la base.

Nel frattempo, dopo aver abbandonato l'idea di creare un centro di formazione in Francia, l'ammiraglio Doenitz propose ammiraglio Parona, il comandante italiano di Betasom, di trasferire sommergibili italiani in Germania per offrire corsi di formazione avanzati. Due battelli furono selezionati, il Giuliani e il Bagnolini, al momento entrambe in fase di riparazione a Bordeaux, ma alla fine il Bagnolini non fu inviato a causa di esigenze operative. Così, il Giuliani lasciò Bordeaux il 16 marzo all comando del C.C. Vittore Raccanelli raggiunto Gotenhafen (Gdynia) il 6 aprile. Durante in trasferimento, il 19 marzo, a seguito di un avvistamento da parte un quadrimotore FW200 tedesco, il sommergibile si unì all’U 46, Brin e Mocenigo in una ricerca. Dopo l'arrivo in Germania, il 21 il comando fu trasferito al C.C. Adalberto Giovannini. In questo periodo il Giuliani iniziò una intensa attività di formazione che è durò molti mesi. Giovannini fu scelto per la sua esperienza e avevano le conoscenze necessarie per condurre la missione. Altri comandanti famosi lo seguirono, tra cui Enzo Grosso, Luigi Longanesi Cattani, Ugo Giudice e Mario Tei.

Alla scuola sommergibile, ufficiali italiani e gli equipaggi furono addestrati sulle tecniche di attacco e le metodologie impiegate dai tedeschi. La scuola ricevette la denominazione telegrafica di Marigammasom. I tedeschi assegnarono alla Marina la nave appoggio sommergibili Isar di 3850 t. che, oltre a fornire supporto logistico, servì come bersaglio mobile. Per la formazione più complessa, convogli di simulazione, torpediniere, cannoniere e aerei furono forniti dalla 27a Flottiglia tedesca. Corsi di formazione duravano dalle due alle cinque settimane con crociere dai 10 ai 20 giorni. In totale, ci furono sette corsi completati, mentre l'ottavo fu annullato a causa delle condizioni meteorologiche. Alla fine, fu necessario per il Giuliani di tornare in servizio attivo e tedeschi e italiani in comune accordo chiusero il campo di addestramento. Il 21 aprile 1942 il comando fu trasferito di nuovo, questa volta a C.C. Giovanni Bruno, che avrebbe portato il battello in Francia e il 23 maggio, 1942 il Giuliani era nuovamente a Bordeaux.

Mentre il Giuliani era in Germania (Polonia occupata), la principale zona d’operazioni assegnata a Betasom si era spostata dal nord atlantico verso le Americhe. Al suo ritorno alla base e dopo un breve periodo per preparare, il 24 giugno il battello era già in mare al comando del C.F. Giovanni Bruno. Questa missione, parallelo con il Calvi, avrebbe portato il sommergibile fino al passaggio Windword nei Caraibi. Mentre ancora in navigazione verso l'area di operazioni assegnatagli, alle 15:45 del 16 luglio, il Giuliani cambiò rotta cercando di raggiungere un mercantile precedentemente attaccato da un altro sommergibile. Dopo aver raggiunto il punto 22 00 N, 61 22 W e in vista della nave, il battello fu attaccato da una fortezza volante che scangiò tre bombe che non ha causato danni, ma che forzarono all’immersione e all'abbandono dell'attacco.

Il 24 dello stesso mese, il Giuliani ricevette 50 t. di carburante dal Finzi e fu riassegnato ad una nuova zona operativa ad est dell'isola di Guadalupe. Successivamente, in posizione 22 15 N 60 25 W lanciò due siluri contro una motonave di nuova costruzione con due fumaioli che, pur essendo stata colpito almeno una volta, fu in grado di dileguarsi ad alta velocità. Non è stato possibile identificare la nave in questione. L'area assegnata per il pattugliamento fu raggiunta il 29 luglio, ma poco dopo al battello fu ordinato di riposizionarsi a sud delle Isole di Capo Verde.

E 'durante questo trasferimento che il Giuliani abbe tutti i suoi successi operativi. Questi attacchi sono stati effettuati con siluri e il cannone con l'utilizzo di 10 siluri, di cui 4 raggiunsero l'obiettivo, 5 ebbero un comportamento irregolare, e l'ultimo non fu in grado di lasciare il tubo di lancio e fu poi fatto saltare. La prima vittima, il 10, in posizione 9 26N, 38 28W, fu il Medon, una nave inglese di 5.444 t. costruita nel 1923 dai cantieri Palmer e di appartenenza alla l'Oceano Steamshipping Co. Tutti i 64 membri dell'equipaggio sopravvissutone all’affondamento che fu ottenuto con il solo uso del cannone di coperta.

Il 13 seguì il California, una nave americana di 5441 t. costruita a Log Angeles nel 1920 e appartenente al Steamship Stati, Co.. L'affondamento, in posizione 9 21 N, 34 35W fu ottenuto con l'utilizzo del cannone e siluri e causarono la perdita di un membro dell'equipaggio, mentre i restanti 35 sopravvissero. Il giorno seguente, il 14, un'altra nave britannica, la Sylvia de Larrinaga di 5.218 t. fu la vittima finale. Questa nave armata costruita nel 1925 ed appartenente al Steamship Larrinnaga Co Ltd di Liverpool fu affindata con il siluro in posizione 10 49N, 33 35W; ci furono 3 vittime. I restanti 50 membri dell'equipaggio sono sopravvissuti.

La movimentata missione era al suo volgere e il 16 al battello fu ordinato di tornare alla base a causa della quantità limitata di munizioni e carburante rimanenti. Le prime due settimane del lungo viaggio di ritorno furono normali, ma a sole 170 miglia dalla base e mentre in superficie per ricaricare le batterie, il Giuliani fu attaccato da un Sunderland che fu presto raggiunto da altri due. L'attacco fu estremamente violento sia per il volume di fuoco e la quantità di bombe sganciate. Il comandante Bruno fu gravemente ferito alla gola ed è costretto a trasferire il comando al suo secondo, il T.V. Arezio Calzigna. Anche un altro membro dell'equipaggio fu ferito. L'intenso fuoco di mitragliatrici del Giuliani costrinsero uno degli aerei, che era stato colpito ripetutamente, ad abortire e, come in seguito riportato, atterrare in Spagna. Nel frattempo, il Giuliani era stato in grado di sommergersi, ma fu attaccato tempo altre due volte.
Il giorno dopo un altro attacco seguì e in questo caso le bombe furono sganciate meno di 30 metri di distanza causato danni gravi. Il resoconto di bordo narra:


2 settembre 1942

Ore 12.44
Da una quota di circa 30 metri l'aereo sgancia quattro bombe di profondità, che cascano una in coperta a poppavia a sinistra della plancia e poi rotola a mare, le altre tre a pochi metri dallo scafo a proravia a sinistra. Le bombe scoppiano sotto lo scafo ed il battello, investito in pieno, è sottoposto ad un violentissimo scossone, prima, e poi ad un forte movimento sussultorio. Vengo proiettato verso l'alto e quindi cado in coperta. Il battello è investito in pieno dalle colonne d'acqua che lo coprono completamente, è fermo e sbanda paurosamente sulla sinistra. Il mare è coperto di nafta che esce copiosamente da tutte le casse e da quei doppi fondi che contengono ancora combustibile. Dallo scoppio sono stati lanciati a mare il nocchiere di 3' classe Assali Andrea, ed il cannoniere armaiolo Perali Francesco.

12.50 - L'aereo torna all'attacco ed apre un nutrito fuoco con le armi automatiche di bordo e lancia una bomba di profondità che cade a più di 50 metri a proravia. Non si può sparare con il pezzo perché la manovra dell'elevazione è bloccata. L'aereo continua a mitragliare. .

13.04 - Mentre torna a mitragliarci, l'aereo sgancia ancora una bomba che cade a circa 40 metri di poppa. Il sottocapo cannoniere o. Capilli Pietro, che al momento dello scoppio impugnava la mitragliera di sinistra, ha riportato la frattura dell'avambraccio sinistro. Il doppio fondo 3 di sinistra è stato completamente asportato; anche i doppi fondi 2 e 4 di sinistra devono e sere gravemente danneggiati.

13.40 - L'aereo dopo essere passato sul sommergibile mitragliando, si allontana. L’interno del sommergibile è sconvolto dagli scoppi e manca la luce. Il battello si sta raddrizzandosi lentamente ma contemporaneamente scende. Dal doppio fondo 2 di dritta esce pure nafta da alcuni fori prodotti dai colpi di mitragliera. Sono rimasti feriti anche il sottocapo cannoniere Gentilini Mario, da una scheggia alla coscia sinistra, ed il marinaio Mala- testa Odilio, che ha avuto asportato da un colpo il dito medio della mano destra ed ha un'ampia ferita all'avambraccio destro. Scomparsi in mare il nocchiere di 3' classe Assali Andrea ed il cannoniere armaiolo Perali Francesco».


L'attacco provoca danni gravissimi che mettono a repentaglio la navigabilità del battello a tal punto che l'equipaggio dell’aereo aveva considerato il sommergibile affondato. Invece, la mattina del 3 settembre, il Giuliani riuscì a raggiungere il porto spagnolo di Santander. Lo stesso porto aveva precedentemente offerto rifugio al Torelli pochi mesi prima. Da qui, dopo le lunghe riparazioni della durata più di due mesi, l'8 novembre il Giuliani fu in grado di ripartire con l'acquiescenza delle autorità spagnole e raggiunse in modo sicuro e sotto la scorta della Luftwaffe Le Verdon il giorno successivo. Questa sarebbe stata l’ultimo pattugliamento per il Giuliani come sommergibile d’ attacco.

L’otto febbraio 1943 Dönitz propose agli italiani di trasformare i rimanenti sommergibili per il servizio di trasporto dalla Francia al Giappone. I tedeschi avrebbero trasferito in cambio all’Italia 10 U-boot del tipo VII-C e gli equipaggi e comandanti italiani cominciarono l’addestramento in Germania. Sotto la soprintendenza del Contrammiraglio (E) Fenu, i rimanenti battelli cominciarono il lavoro di ristrutturazione. I cannoni furono rimossi, i pozzetti delle munizioni trasformati in depositi del combustibile supplementari, il periscopio d'attacco fu rimosso, ed una gran parte della spazio fu adattato al carico, inclusa la rimozione di una delle latrine. I tubi lanciasiluri furono tagliati. Con la trasformazione di questi pochi battelli rimasti, la partecipazione italiana alla Battaglia dell'Atlantico in pratica si concluse.

Completato le necessarie trasformazioni, la Giuliani prese in mare il 16 maggio 1943 insieme al Tazzoli con un carico di 130 t. di mercurio, acciai speciali, munizioni e materiale bellico. A bordo vi era personale italiano assegnato alla base di Singapore e di due ingegneri civili tedeschi. Il viaggio di ritorno era già stato prenotato con 135 t. di gomma e 70 t. di stagno. Solo un giorno in viaggio, il Giuliani tornò alla base per riparare i controlli prodieri, gli stessi che avevano causato così tanti problemi in passato. Il 23 maggio, il sommergibile fu nuovamente in mare e il 3 giugno, a circa 120 chilometri da Madera, fu attaccato in superficie, mentre sotto all’illusoria protezione della foschia, da un quadrimotore. Dopo uno scambio di spari e il lancio di due bombe, il Giuliani fu in grado di scomparire nella nebbia. Il 17 giugno, Betasom ordinò al Giuliani di portarsi in una posizione a 300 miglia a est dell'isola di Sant'Elena per un appuntamento con il Tazzoli che però non si presentò

Betasom riteneva che il Tazzoli potesse avere problemi di comunicazione radio, ma fu poi successivamente presunto affondato tra il 18 e il 24 maggio, e molto probabilmente nel Golfo di Biscaglia. Alla fine del conflitto, la Marina Militare Italiana condusse un'inchiesta con l'assistenza del l'Ammiragliato britannico e la US Navy, ma non ci sono conferme di un eventuale attacco alleato. LIl Giuliani continuò il lungo viaggio raggiungendo la nave scorta italiana Eritrea a Sabang il 28 luglio. Sotto scorta dell’Eritrea, il Giuliani raggiunse poi Keppel Harbour (Singapore) il 1 ° agosto.

Dopo l'8 settembre, il Giuliani fu sorpreso a Singapore dagli eventi dell'armistizio. Il battello già sotto controllo tedesco, fu presidiato da personale tedesco, e il comando trasferito al capitano Enrico Shafer, mentre l'equipaggio italiano fu mandati nei campi di prigionieri. Alla fine, parte dell'equipaggio scelse di continuare a combattere con i vecchi alleati e il Giuliani, ora rinominato UIT-23, continuò a servire fino a 14 febbraio 1944 data in cui l’UIT-23 fu affondato nello stretto di Malacca in posizione 04 27 N, 100 11 E, da siluri lanciati dal sommergibile inglese HMS Tally-Ho (P317). Ci furono 26 morti e 14 sopravvissuti. Il Giuliani aveva operato solo poco più di quattro anni ed era solo il fantasma del fiero sommergibile di una volta.

Tradotto dall'inglese dall'autore.

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