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Battaglia dell'Atlantico

di Cristiano D'Adamo


La Battaglia dell'Atlantico descrive il prolungato confronto tra l'Impero britannico, ed in seguito le forze statunitensi, e le forze dell’Asse per il mantenimento delle vie d’approvvigionamento alla Gran Bretagna ed i suoi possedimenti. Al contrario, l’Italia combattette una simile battaglia nel Mediterraneo dove si trovò sul lato opposto, costretta a difendere piroscafi e petroliere dagli attacchi britannici. Questo confronto epico che incluse migliaia di navi e sommergibili, cominciò sin dal 1939 e terminò nei primi mesi del 1945. Molti storici hanno diviso questa battaglia in fasi distinte. L'autore Clay Blair, nel suo libro diviso in due volume e più di 1.800-pagine “Hitler’s U-Boat War”, definisce due fasi maggiori: “I cacciatori”, da 1939 a 1942, e “Le prede”, da 1942 alla fine del conflitto nel 1945.
Il Grande Ammiraglio Karl Doenitz, comandante delle forze sottomarine tedesche durante la guerra ed autore di “Monografie, dieci anni e venti giorni”, usò una cronologia più particolareggiata in qui il confronto tra tattiche, tecnologia e strategie divengono più chiare. Una copiosa bibliografia, sia lavoro di autori che parteciparono direttamente al conflitto e di quelli che ne hanno fatto dello studio una carriera, ha creato molta informazione, ma allo stesso tempo ha offuscato l'accuratezza storica. In questa cacofonia di voci, spesso erronee come l’autore Clay Blair, il lavoro di Jurgen Rohwer rimane una delle fondazioni per la ricerca storica accurata. Lui è, oltre ad alcuni storici americani ed italiani, uno del poco che ha citato la partecipazione italiana, anche se minore, quale un importante aspetto della Battaglia dell'Atlantico.

Il ruolo predominante delle U-boot tedesche è incontestabile. Ciononostante, alla fine dell’estate 1940, quando il numero delle U-boot operanti nell'Atlantico stava scendendo rapidamente alla singola cifra, l'arrivo dei più grandi, più lenti e meno manovrabili sommergibili italiani aiutò a risollevare il morale dei tedeschi nell’arma sottomarina e consentì la costruzione di nuovi battelli e la formazione di nuovi equipaggi. Mentre gli italiani avevano iniziato il conflitto con ufficiali più anziani, ma con maggiore esperienza, anche se non completamente capaci di resistere alla fatica di lunghe missioni nel confino di queste piccole unità, i tedeschi avevano un gran numero di giovani ed estremamente motivati ufficiali di relativamente poca esperienza. Eventualmente, i più giovani ufficiali italiani, avendo acquisito da ufficiali più anziani l'esperienza necessaria, condussero i pochi rimanenti sommergibili italiani ad ottimi successi, mentre gli U-boot tedeschi dovettero essere equipaggiati con ufficiali ed equipaggi di poca esperienza causando un numero sbalorditivo di perdite durante le loro prime missioni di guerra.

Considerato che l’Italia entrò in guerra circa un anno dopo i tedeschi, e ne uscì nel 1943 a seguendo la capitolazione, l'analisi di operazioni militari si concentrerà soprattutto su questo periodo. In pratica, le forze sottomarine italiane conobbero molte fasi distinte:

Il trasferimento dal Mediterraneo all'Atlantico (da giugno a dicembre 1940);
Le prime operazioni wolf-pack (da ottobre a dicembre 1940); la collaborazione con le forze tedesche (da ottobre 1940 a maggio 1941);
La cessazione di operazioni comuni ed il trasferimento del teatro di operazione dal all'Atlantico settentrionale al centrale (da dicembre 1940 a gennaio 1942);
Operazioni lungo la costa americana (da febbraio ad agosto 1942);
Operazioni nell'Atlantico meridionale (da settembre 1942 a maggio 1943);
La trasformazione dei sommergibili italiani per missioni di trasporto in Giappone (dalla metà del 1943 in poi); e delle operazioni speciali.

Questo testo è una traduzione dell'originale in inglese


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