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"Châteaux"

di Cristiano D'Adamo


Poco dopo la sua istituzione, Betasom cominciò ad attirare le attenzioni dell'aeronautica militare britannica (R.A.F.). L'attacco nella notte del 16 ottobre 1940 non provocò seri danni, ma in quello della notte del 8 dicembre 1941 gli aerei britannici lanciarono circa 300 bombe danneggiando seriamente vari edifici civili, le installazioni militari italiane rimasero pressoché indenni. La popolazione civile francese ebbe a soffrire per i molti disagi, mentre, da parte italiana, solamente il Battaglione San Marco ebbe una perdita (a detta di un libro il suo nome era Farina). Le zone civili particolarmente danneggiate furono i Chartrons ed il Piazza Jean Juarès. I Chartrons sono abbastanza distanti dal "bassin à flot", e più verso il centro della città. Tradizionalmente, questo era il quartiere dei negozianti del vino, oggi, invece, è famosa per i negozi di antiquariato. Ancor più lontana dalla base italiana era piazza Jean Juarès, una piazzetta che si affaccia sullo scenario del Quai Louis XVII e a solamente a un isolato dal magnifico edificio della borsa (Borse). Per quanto si sappia, durante questo bombardamento le varie installazioni portuali ed i magazzini non furono colpiti. Oggi, i magazzini portuali o "hangar" lungo la Gironda, sono in fase di demolizione per far spazio ad un grande viale e ad una linea tranviaria. Questa zona del Quai è usata anche per l'attracco di grandi e lussuose navi da crociera durante la loro sosta in città.

I bombardamenti mancarono la base sottomarina di ben 2.5 km, ma costrinsero il comandate, Ammiraglio Parona, a cercare un dislocamento parziale di parte della base. In collaborazione con le autorità tedesche, gli italiani si assicurarono alcuni edifici ad una certa distanza dalla base. Il comando fu trasferito in una piccola villa nella città di Gradignan, in località "Château du Mulin d'Ornon" (Villa del mulino di Ornon).

Questo edificio, più piccolo del vero Château d'Ornon, prendeva il nome da un mulino che si trovava a poca distanza del quale si può ancora vedere parte della chiusa. L'edificio esiste ancora ed è in buone condizioni. Oggigiorno ospita un ufficio medico dedicato agli infortuni sul lavoro. Gli interni sono stati riadattati, ma la piccola cantina è rimasta come era. Con l'aiuto del custode che vive al secondo piano, dove ci sono le finestre alla francese, si può visitare la cantina, inclusa la fornace a mattoni refrattari ed una in ghisa, più nuova, probabilmente installata durante il periodo di occupazione italiana. Lo stile di costruzione farebbe datare l'edificio intorno alla metà del XIX secolo. L'atra fornace, probabilmente degli anni trenta o quaranta, fu successivamente convertita da carbone a gasolio.

Il château non è imponente; l'ingresso, a soli pochi passi dalla strada d'accesso, è piccolo e posizionato al centro dell'edificio. Ciascun lato è adornato da due grandi finestre con imposte in metallo tipiche di questa zona. I lucernari ai lati della porta d'ingresso sembrerebbero gli originali, come gran parte della ferramenta esterna. Il retro della villa ha un piccolo terrazzo da cui si gode la vista di un prato delizioso con un ruscello e alberi di bambù sulla sinistra e una piccola strada sulla destra. A poca distanza dal frontale della villa, e ad un angolo da questi, c'è un edificio abbastanza grande costruito in mattoni rossi e pietra. Gli abitanti hanno battezzato in modo speciale lo " Château du Mulen"; lo chiamano la villa dei generali italiani, così come si chiama una stradina a poca distanza dall'edificio.

Gli ufficiali furono alloggiati in altri due château, Raba e Tauzia, entrambi collocati approssimativamente nella stessa zona (per la cronaca, Raba è nel comune di Talence). Gradignan è a sud-ovest di Bordeaux; oggi è parte integrante della città stessa. Sessanta anni fa, questa piccola comunità era quasi completamente agricola e scarsamente popolata. Oggi, è considerata parte della città ed è ben conosciuta per i suoi gradevoli quartieri e le belle case suburbane. Enti pubblici locali, e proprietari privati, hanno preservato gli château anche se il Raba sembra essere in un stato d'abbandono.

Tauzia è situato vicino il Prieurè de Cayac (Abbazia di Cayac), famosa per essere una delle tappe di pellegrinaggio per il santuario di Santiago Compostella. Un lungo passo carraio, delineato da alberi, guida i visitatori verso una piccola collina fin sul lato sinistro dell'edificio. L'ingresso, invece, è sulla destra. Dall'area di parcheggiando un giardino ber disegnato conduce alla porta principale. Qui, due grandi colonne gemelle sostengono un piccolo balconcino che copre l'ingresso dell'edificio centrale che è ad un unico piano. Ciascun lato è adornato da grandi finestre che uniscono architettonicamente l'edificio con le loro due ali. Queste " ali " sono di due piani e sono coperte con un tetto, ad una certa pendenza, tipico degli Château francesi.

L'edificio appare immutato da fotografie prese più di sessanta anni fa. La proprietà non è aperta al pubblico, ed al momento è in fase di rimodernamento. La piccola cupola dietro all'ingresso è stata appena completata ed i lavori stanno continuando sulla facciata opposta l'ingresso da cui si gode la vista di un bel prato che si estende verso la base della collina.

L'altra villa, Château Raba è recintata e protetta da cani. Vi si accede da una piccola piazza di fronte all'Ecole Supérieure (Scuola di Affari). Entrando, si può vedere parte di quello che doveva essere una villa maestosa e che ora è sommersa da erbacce. Oggi, la zona è densamente popolata.

Le ultimi due installazioni, usate da sottufficiali e marinai erano localizzate nelle pinete di Gradignan e Canèjan. Una pineta o "Pinède" in francese, è un piccolo appezzamento per la coltivazione del pino Mediterraneo usato per la produzione di legno soffice per la produzione di carta di qualità. Gli equipaggi erano ospitati nei piccoli alloggi di legno, una volta parte di una colonia estiva, e, considerato il clima locale, dovevano avere piuttosto freddo in inverno e caldo in estate.

Edizione in italiano tradotta da Cristiano D'Adamo ed edita da Franco Cestra.

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