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Intervista CON UN MEMBRO DELL'EQUIPAGGIO DELLA NAVE OFFICINA QUARNARO

di Cristiano D'Adamo con la collaborazione di Alberto Rosselli

La storia e le vicissitudini, non di rado avventurose, degli uomini che hanno prestato servizio nella Regia Marina durante l’ultimo conflitto mondiale sono spesso poco note. Degli uomini che nel corso della guerra hanno svolto il loro dovere presso le basi navali, a bordo delle navi, sui sommergibili o sugli aeroplani, poco si è detto e allo studioso o all’appassionato di storia militare non è dato che consultare resoconti tecnici e burocratici o semplici e fredde statistiche.

Con questa intervista desideriamo aprire un varco nell’oscurità e mettere in luce l’esperienza umana e militare di uno dei tanti marinai d’Italia che, senza clamori, hanno servito la Patria. Con il racconto dell’avventura del marinaio Luigi De Angeli, membro dell’equipaggio della nave officina "QUARNARO" vogliamo in buona sostanza onorare la memoria di tutti quei giovani che hanno servito nella Marina Italiana nel corso del Secondo Conflitto Mondiale. Nella fattispecie, siamo riusciti a ricucire la storia del marinaio Luigi De Angeli grazie all’aiuto di suo figlio Angelo che gentilmente ci ha fornito le memorie del padre.


Luigi De Angeli
Tanti anni sono passati dalla fine della guerra e, purtroppo, le fila di quella generazione stanno assottigliandosi sempre di più, limitando pericolosamente la nostra indagine storica che, a ben vedere, assume i contorni di una irrevocabile responsabilità: quella di tramandare ai posteri le memorie di una generazione di ragazzi normali come tanti altri, travolta dal cataclisma di un improvviso e tragico conflitto.

La carriera militare del signor De Angeli inizia un mese dopo l’entrata in guerra dell’Italia (10 giugno 1940). Il 10 luglio, all’età di 20 anni, De Angeli riceve la chiamata alle armi e si appresta, come tante centinaia di migliaia di ragazzi italiani, ad assolvere “...il dovere di tutti i giovani, cioè quello di servire la Patria, minacciata dalla guerra...”. Questo suo servizio durerà ininterrottamente per oltre cinque anni ed otto mesi.

Quest’intervista è stata condotta a mezzo posta elettronica e quindi non abbiamo potuto sviluppare le domande in maniera particolarmente dinamica. Tuttavia, grazie alla disponibilità del signor De Angeli il risultato ottenuto si è rivelato, a nostro parere, più che soddisfacente. Ma facciamo parlare il nostro testimone che attraverso una narrazione libera cerca di riassumere le sue esperienze di guerra

“Dopo la visita di leva in Marina fui destinato al reparto macchine, poiché nella vita civile il mio mestiere era quello di meccanico navale. Sono entrato quindi come operaio distaccato presso il cantiere navale della Marina dell’Isola Maddalena in Sardegna, località dove ero nato e dove vivevo. Al momento del congedo, rivestivo la qualifica di fuochista specializzato meccanico. Durante il servizio di leva non ho mai ottenuto avanzamenti di grado, e al termine del mio servizio sono stato trattenuto per motivi di guerra. Come ho detto, dapprima sono stato distaccato nel cantiere navale della base dell'isola della Maddalena, e successivamente, ho svolto mansioni specialistiche, come imbarcato, presso le basi navali di Augusta, Napoli, Messina, Palermo, Taranto, Brindisi, e a Navarrino (Grecia), inserito nelle squadre addette al pronto intervento avarie o danni bellici.

In quel periodo (fine del 1942), per l’Italia la situazione bellica stava diventando sempre più critica. Gli alleati avevano sfondato il fronte in Africa Settentrionale (El Alamein). Al Comando della mia squadra navale fu ordinato di fare immediato rientro da Navarrino, in Grecia alla madrepatria. Solo la nave officina di appoggio "QUARNARO", sulla quale ero imbarcato, ritardò di un giorno in quella manovra. Alle 02.00 a.m. (non è stato possibile ricordare il mese e il giorno, l'anno era il 1943), il comandante cap. di vacello Pietro Milella, diede l'ordine di partenza. Proprio mentre sulle montagne vicine i partigiani greci accendevano falò per segnalare alla ricognizione aerea alleata la nostra posizione. La mia nave cominciò le manovre e riuscì ad uscire dal golfo di Navarrino, sparando con i suoi pezzi in direzione dei falò. Dopo una navigazione abbastanza tranquilla, nonostante nel Mediterraneo incrociassero sottomarini alleati, giungemmo a Brindisi e poco dopo ci spostammo a Taranto. Infine, arrivammo a Palermo, nostra tappa finale, dove facemmo base.

Poco tempo dopo, venni trasferito sul cacciatorpediniere "DA NOLI" per effettuare riparazioni allo scafo fuori bordo. E durante un bombardamento aereo, nel quale la nave venne colpita, saltai in aria e fui gettato su una piccola imbarcazione, riportando però una leggera ferita. Venni quindi inviato all'ospedale di Messina dove venni curato e dove mi fu concessa una convalescenza di circa 35 giorni circa che trascorsi all'isola della Maddalena. Rientrato in servizio, ripresi il mio solito lavoro, mentre la nave sulla quale ero imbarcato "QUARNARO" si era nel frattempo spostata a Gaeta. L'8 settembre 1943, in seguito all’armistizio, i tedeschi ci attaccarono e la "QUARNARO" venne affondata".
Quali sono le sue memorie della vita a bordo? In particolare, potrebbe descriverci alcuni dettagli circa la gerarchia tra i vari ranghi.

"Il primo comandante, con il grado di Capitano di Vascello, si chiamava Pietro Milella. La gerarchia era molto rigida. Era in vigore una disciplina ferrea e di distacco tra ufficiali inferiori, sottufficiali e marinai. Solo in taluni casi, molto rari, potevano instaurarsi tra i vari graduati e i marinai rapporti gerarchici più morbidi e permissivi. Gli alti ufficiali erano di provenienza nobile e alcuni ostentavano atteggiamenti di scarsa collaborazione e comprensione nei confronti degli equipaggi. In Marina la vita era caratterizzata da rapporti molto autoritari. Ma nonostante tutto ciò io ho sempre cercato di comportarmi nel miglior modo possibile. Mi ritenevo un marinaio molto disciplinato, con la divisa sempre in ordine, scarpe lucide e capelli sempre a posto".

Come era il vitto disponibile alle basi e a bordo. In particolare, sarebbe interessante sapere qualcosa di più sul menu, sul vino, i liquori, i cibi stagionali.
"Nelle basi navali il vitto non era molto buono, né abbondante, mentre a bordo delle unità la cucina era decisamente migliore. Ad ogni marinaio spettavano per pasto circa 2 etti di pane, pasta, risotti , minestrone, carne, pesce, salumi, formaggi e verdura, frutta di stagione; vino per chi lo gradiva, caffè. A volte, in occasioni di feste e ricorrenze, venivano approntate mense speciali che comprendeva anche il dolce".

Quale era la sua specializzazione tecnica e come si svolgeva la vita a bordo della nave officina QUARNARO?
"Io ero specializzato in riparazioni meccaniche: saldatura elettrica e autogena. Inoltre, al posto di combattimento ero impiegato come aiuto mitragliere. Al mattino la sveglia era alle 5.00. Veniva poi la prima colazione, l’adunata, l’appello, la destinazione ai lavori, l’officina. La squadra di lavoro base era composta da civili militarizzati: un capo servizio e un meccanico, più due marinai aiutanti. Il nostro intervento era sempre tempestivo ed efficace su qualsiasi tipo di unità navale. Ma il lavoro era massacrante e urgente, molto impegnativo".

Si ricorda le varie divise che avevate in dotazione?
"Le divise erano quattro: estiva, invernale, da crociera e da macchina.
La divisa estiva era tutta bianca, la stoffa era di gabardine, puro cotone, completata da un solino in blu con due stellette laterali e due strisce bianche attorno, un cordoncino bianco e un fazzoletto nero. Il berretto aveva una foderina bianca.
La divisa invernale era invece di panno blu scuro, con berretto blu con nastro attorno, riportante il nome dell'unità. La divisa da crociera era di stoffa rigida bianco favato, sul colletto e ai polsi due strisce blu, e il berretto era della stessa tinta.
La divisa da lavoro, infine, era tinta coloniale con berretto dello stesso colore.
La divisa da lavoro era di scarsa qualità, mentre le prime tre divise erano confezionate con stoffe di ottima qualità. Tutto l'abbigliamento veniva dato in dotazione al momento della vestizione e comprendeva: 4 camisacci (estivo, invernale, da crociera, da macchina), 4 paia di pantaloni più uno corto, 2 corpetti in cotone bianco, 2 maglie di lana blu scuro invernali, 2 paia di mutande; quattro paia di calze (2 paia neri e 2 paia bianchi di cotone), due paia di scarpe alte nere, un paio di sandali da lavoro, un giaccone di panno nero, un impermeabile di tela cerata nera. Naturalmente ogni capo deteriorato veniva sostituito da uno nuovo.
Ogni divisa era adeguata al suo impiego. Ad esempio: in sala macchine si usava la tuta da lavoro tinta coloniale, mentre per la libera uscita, a seconda della stagione, si indossava quella estiva o quella invernale. La divisa da crociera la si indossava soltanto in navigazione".

Ha conservato la sua divisa?
"Purtroppo la mia divisa non esiste più, poiché sono trascorsi molti anni dalla fine del conflitto. Ma ne sento la nostalgia, anche perché mi rammenterebbe la mia gioventù".
Si ricorda se alcuni dei commilitoni avevano alterato le uniformi per renderle più pratiche?
"Succedeva di sovente. Se la divisa era troppo abbondante, si faceva aggiustare su misura".

Si ricorda delle relazioni tra il mondo della politica e la Marina Militare. È vero che la Marina era la meno fascista delle forze armate?
"In un certo senso la Marina era la meno politicizzata".
Crede che la Marina fosse realmente fedele alla monarchia sabauda?
"Qualcosa a tal proposito si sentiva a bordo: Ma personalmente non mi sono mai interessato di queste questioni".
C’è una storia particolare che gli è rimasta impressa nella memoria del suo periodo trascorso nella Marina Militare?
"Certamente. Ricordo l’affondamento della nave "QUARNARO" a Gaeta ed il periodo immediatamente successivo. L’8 settembre 1943, il generale Badoglio firmò con gli alleati l'armistizio. E nel tardo pomeriggio di quel fatidico giorno le truppe tedesche presenti nei pressi della base campana tentarono subito di impossessarsi della "QUARNARO". Il nostro comandante, cap. di vascello P. Milella, ordinò all’ora all’equipaggio di disporsi ai posti di combattimento per respingere i tedeschi. Combattemmo dal tardo pomeriggio fino alla mattina seguente (ore 10.00 a.m.). Subimmo perdite; i tedeschi colpirono con i loro cannoni anticarro la centrale elettrica, producendo uno squarcio a filo d'acqua sul lato sinistro della nave, che cominciò a sbandare di lato. Poi fummo costretti alla resa. Tutto l'equipaggio venne fatto sbarcare. Vennero tagliati gli ormeggi e una volta allontanata dal molo, la nave affondò nel porto di Gaeta. Intanto le truppe alleate avevano occupato Napoli e buona parte della costa tirrenica.

Dopo un breve periodo di sbandamento, volli continuare nel mio impegno militare al servizio dell’Italia coobelligerante e mi presentai presso il I° Distaccamento della Regia Marina, arruolandomi in un reparto da sbarco della Marina, il Battaglione S. Marco, Reggimento Bafile, da poco aggregato all'Ottava Armata britannica stanziata in Italia meridionale.

Fui inviato alla Scuola di armi inglesi e venni qualificato fuciliere. La mia prima destinazione fu il fronte Adriatico, dove svolsi mansioni di pattuglia e di ricognizione. In seguito all'occupazione dell'Alto Adige da parte della Divisione Folgore, venni poi inviato in Val Sarentino. La divisa che avevamo in dotazione a quell’epoca era totalmente inglese, dono del Comando Britannico a tutta la Divisione. Fui poi trasferito in Puglia, dove abbandonato tutto l'armamento, fui assegnato al servizio di Polizia Militare a Trani e Taranto, fino al congedo che ottenni all'inizio del marzo 1946".
Che cosa a fatto dopo il congedo?
"Per prima cosa, raggiunsi mia sorella, unica componente della mia famiglia ancora in vita, che a quel tempo si trovava a Casale Monferrato, in Piemonte.
Quindi mi presentai subito alla "Sezione Reduci e Partigiani" che, per un breve periodo, riuscì a trovarmi un'occupazione. In seguito fui assunto in un grande stabilimento con la qualifica di meccanico, e vi rimasi fino alla pensione. Per parecchi anni fui tesserato alla "Sezione Reduci" ma per impegni di lavoro e spostamento in altra città, tutto finì molto presto e con il passare del tempo anche queste sezioni chiusero".

È ancora in contatto con vecchi commilitoni?
"No. Ormai sono passati troppi anni, ma mi piacerebbe ritrovare qualcuno dei miei compagni di allora e ricordare insieme quei momenti !!!

I nostri più sentiti ringraziamenti al Sig. Angelo De Angeli.

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