English | Italiano Regia Marina Italiana

Incrociatori



La partecipazione dell’Italia alla Prima Guerra Mondiale mostrò una Marina pronta ed addestrata ai suoi compiti, ed i frutti della vittoria, sia pur limitati dalla volontà degli alleati, furono raccolti grazie in buona parte al dominio del mare che fu assicurato, in una ininterrotta azione di difesa e di offesa durante quaranta mesi, dalle forze navali italiane sotto il comando dei Duca degli Abruzzi e dell'Ammiraglio Thaon de Revel. La pace del 1919 mutò profondamente l'assetto mediterraneo, e se questa dette all'Italia una situazione locale migliore in Adriatico, la mise in una situazione delicata in Mediterraneo, dove si veniva a trovare isolata rispetto alle nuove aspirazioni della Francia, che dal Marocco alla Siria, e della Gran Bretagna, che (la Gibilterra si estendeva all'Egitto ed alla Palestina.


Incrociatori Italiani dopo Punta Stilo - Il Bolzano al centro.

Non è il caso di dilungarsi sull'ipotesi se una politica d’accordo ed anche di alleanza cori la Gran Bretagna, dopo il rifiuto della Francia di accogliere le richieste italiane all'indomani della pace del 1919, sarebbe stata più giovevole di una politica di contrasto e quindi d’isolamento, che in definitiva gettò l’Italia nell'alleanza con la Germania. Tuttavia questa situazione politica spinse l'Italia ad accentuare la sua preparazione marittima, compiuta dagli Ammiragli Ravel, Sirianni e Cavagnari dentro i limiti delle varie convenzioni navali internazionali che seguirono alla pace dei 1919. Dopo il fallimento della Conferenza del Disarmo di Ginevra del 1932, dove l'Italia continuò a domandare la parità navale cori la Marina più forte continentale europea; dopo gli accordi bilaterali ang1o-tedesco ed anglo- sovietico, dopo il mutamento della politica navale giapponese, le convezioni internazionali decaddero ed al regime vincolistico successe una libertà quasi completa, che diede luogo ad una gara mondiale di costruzioni navali. Allora anche la Marina Italiana prese urto slancio maggiore, meglio proporzionato ai suoi compiti, sebbene non le fosse consentito di sviluppare adeguatamente l'arma che si preannunciava dominatrice nella guerra marittima: l'aviazione navale. La guerra d'Etiopia richiese alla Marina uno sforzo poderoso, se pur più logistico che bellico, e raggiunse un brillante successo. Ma la crisi, specie quella con la Grati Bretagna, dimostrò sempre di più l'importanza del fattore marittimo nella vita del Paese, accresciuta dal nuovo possedimento d'oltremare, privo di comunicazioni con la Madrepatria, se noti attraverso il canale di Suez, controllato dalla Gran Bretagna, al pari dello stretto di Gibilterra. Tutto ciò avrebbe dovuto consigliare una diversa e più giusta politica. Invece la guerra italo-etiopica costituì una delle tragiche premesse della Seconda Guerra Mondiale, nella quale l’elemento marittimo doveva avere necessariamente grande influenza, sia in senso generale che in quello particolare. Tra il 1922 e il 1925 la Marina dette inizio al riordinamento del proprio naviglio, tenendo conto delle limitazioni concordate nella Conferenza di Washington (1921-22). Radiate le unità logorate dalla prima guerra mondiale e incorporate le navi di preda bellica ex tedesche ed ex austriache, assegnatale, furono riprese le costruzioni di naviglio moderno secondo un piano iniziato dal Grande ammiraglio Thaon de Revel e proseguito dall’Ammiraglio Sirianni.. Tenendo conto dei progressi realizzati nel campo delle costruzioni navali durante il conflitto, la prima « tranche » consistette nell'allestimento di siluranti, per le quali il Trattato di Washington noti prevedeva limitazioni di sorta. Notevoli innovazioni vennero introdotte negli apparati motori - oramai alimentati da combustibile liquido - adottando vapore surriscaldato e turboriduttori così da sviluppare grandi potenze su ogni singola elica, dell'ordine, di 30.000 e più HP per asse. Contemporaneamente, un grande impulso venne dato allo sviluppo dei motori Diesel da installarsi su vari tipi eli unità subacquee- e di superficie_ Nel campo dell'armamento, tutte le unità cominciarono ad essere dotate di artiglierie contraeree a tiro celere mentre veniva adottato come siluro « standard » quello da 533 mm. Sulle grandi unità, fecero la loro apparizione le catapulte per il lancio d’idrovolanti da impiegarsi per la ricognizione tattica e per l’osservazione del tiro. Una cura tutta particolare venne dedicata alla protezione delle navi da battaglia contro l'offesa subacquea. Le, « tranches » realizzate dalla Marina Italiana fino al 1932 consentirono l'entrata in servizio degli incrociatori pesanti delle classi « Trento » e « Zara »; degli incrociatori leggeri tipo « Condottieri », costruiti in serie successive; dei cacciatorpediniere classe « Sella », « Sauro », « Turbine » e « Freccia »; dei sommergibili classe « Balilla », « Mameli », « Vettor- Pisani », « Argonauta », etc. etc. I primi grandi incrociatori tipo « Washington » (10.000 tonn. standard e cannoni da 203 mm) furono i due, « Trento ». Concepiti e realizzati per sviluppare alte velocità (ottenute a scapito della protezione), gli incrociatori classe « Trento » vennero tuttavia muniti di una leggera cintura parziale, mentre i Francesi costruivano unità similari sacrificando interamente la protezione. I nostri « diecimila » scesi successivamente in mare - Zara, Fiume, Gorizia e, Pola vennero dotati di una maggiore protezione sacrificando qualche nodo di velocità. Talché risultarono fra gli incrociatori tipo « Washington » meglio riusciti, combinando armonicamente le caratteristiche di velocità, armamento e protezione. Né il fatto che tre di questi incrociatori venissero affondati nel corso del secondo conflitto mondiale, in circostanze eccezionalmente favorevoli per il nemico, può mutare il giudizio espresso su queste unità. La protezione venne invece interamente sacrificata, per ottenere alte velocità, sugli incrociatori leggeri classe « Di Giussano » disegnati dal Rota - che inizialmente erano stati concepiti come esploratori. In seguito al fallimento della Conferenza di Ginevra del 1932 per il controllo degli armamenti e per limitare la corsa al riarmo navale iniziata dalle grandi Potenze, l'Italia fu costretta ad accelerare il potenziamento della propria Marina da Guerra. Per ridurre in parte l'inferiorità, nei confronti della Marina Francese, in fatto di grandi unità, venne deciso, a partire dal 1933, di ricostruire radicalmente le corazzate Cesare, Cavour, Duilio e Doria veterane della Prima Guerra Mondiale. In vista delle crescenti complicazioni internazionali vennero poi impostate (1934-1938) quattro moderne corazzate, veloci e bene armate: Vittorio Veneto, Littorio, Roma e Impero. Mentre il nerbo della flotta da battaglia veniva ricostruito, scendevano in mare altri incrociatori e numerosi cacciatorpediniere, torpediniere e sommergibili. L’ultimo dei sette « diecimila », il Bolzano, venne ispirato alle unità classe « Trento », ma con caratteristiche migliorate. Un netto miglioramento, rispetto ai primi incrociati della classe « Condottieri », si registrò con l’entrata in servizio delle unità tipo « Montecuccoli » e « Duca d'Aosta ». Ancora meglio riusciti furono i due « Duca degli Abruzzi » i quali, durante la guerra 1940-43, si rivelarono come unità robuste fornendo eccellenti prestazioni. Un'ultima versione migliorata degli incrociatori classe « Condottieri » non venne portata a termine in conseguenza degli eventi bellici. Il Ciano e il Venezia avrebbero dovuto essere ispirati ai « Duca degli Abruzzi » portando a 14 il totale degli incrociatori leggeri della Regia Marina costruiti nel periodo tra le due guerre. Nel 1939-40, vennero impostati altri 12 incrociatori classe « Capitani Romani » con caratteristiche di grandi esploratori e dotati eli un efficiente armamento antisilurante e contraereo. La costruzione, di queste unità fu tuttavia ostacolata dalla scarsa disponibilità di materie prime durante la guerra e, fino all'8 settembre 1943, soltanto tre di questi incrociatori (Attilio Regolo, Scipione Africano, Pompeo Magno) poterono entrare in servizio. In conclusione la Marina Italiana (che contava di ultimare nel 1942 i propri programmi) disponeva al 10 giugno 1940 di circa 700.000 tonnellate dì naviglio e di 19 incrociatori moderni, mentre si preannunciava la dura prova del secondo conflitto mondiale

Copyright © 1996-2017 REGIAMARINA (TM). All rights reserved.